ZeroEmission Rome 2010, è il grande evento che si svolgerà a Roma dal 7 al 10 di settembre e che sarà dedicato alle energie rinnovabili nel mediterraneo. Tale evento è divenuto forte grazie al sostegno degli espositori e visitatori, tale evento ospiterà nello specifico anche l’Eolica Expo Mediterranean, manifestazione di riferimento mondiale per le energie rinnovabili e per l’energia eolica nel Mediterraneo.

Il presente articolo è stato redatto con la collaborazione di “Avv. Cristina La Marca”, “Dott. Francesco Azzarito”, “Dott. Cosimo Azzarito”, “Dott. Angela Leone”, “Ing. Francesco La Marca”.


Si sta avviando un progetto tutto nuovo,cioè quello di investire nel mini eolico, cioè l’eolico casalingo, in grado per l’ambiente di garantire il mantenimento del nostro status simbol oltre che garantire lo sviluppo socio-comlessivo. Si avranno maggiori notizie al riguardo proprio dopo un convengo che si terrà a Bari  (presso la Camera di Commercio) il prossimo 8 Luglio. Il riferimento è alla seconda tappa del Road Show "Investire nel Mini eolico.
Il Road Show sarà articolato in tre tappe nel territorio nazionale, l’obiettivo sarà quello di diffondere la cultura e le potenzialità del mini eolico in Italia, sottolineando ed illustrano i vantaggi principalmente  in termini di risparmio energetico e poi passando ad analizzare  le modalità di realizzazione dei progetti a livello regionale.
Tutto ciò riguarderà non solo la residenzialità urbana, ma anche la realtà delle piccole industrie, specie quelle collegate all’agricoltura.
Tutto ciò rappresenta un notevole punto di arrivo per la Puglia.

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Si è discusso tanto dell’impatto che ha la realizzazione dei pannelli solari sulla bellezza dei paesaggi , anche se spesso abbiamo assistito all’installazione di interi campi, ricavandone anche un notevole beneficio economico. Senza dubbio in questo caso la classe politica è rimasta semplicemente a guarda.  
A  Ragusa per aver montato circa 10 mila pannelli, sono stati distrutti dei muretti secolari e le varie campagne circostanti. Dunque si è assistito alla distruzione di intere distese agricole alla creazione al tempo stesso di distese di pannelli di vetro.
Tutto ciò non è assolutamente visto di buon occhio da che è conservatore e dunque vorrebbe in alcuni posti diciamo così magici per la loro atmosfera agricola che sembrava quasi fermare il tempo, si trasformino invece in territorio futuristici distruggendo il fascino del passato e della tradizione. 
Molti contadini di Salemi si sono lasciati ingannare dal miraggio di un nuovo business e dagli imprenditori che li convincono ad estirpare secolari uliveti e vigneti per mettere i pannelli solari.
In realtà notiamo un atteggiamento non completamente oppositivo e negativo contro la produzione di questo tipo di energia, semplicemente si sta iniziando ad avvertire la necessità di provvedere alla creazione di questi impianti per la produzione di energia pulita non necessari mante in luoghi stupendi dove regna la natura, la richiesta sarebbe semplicemente quella di collocarli nelle zone industriali.
Dunque per esempio per quegli impianti di dimensione più piccola, collocarli sì sui tetti delle case, ma evitando però le case collocate nei centri storici.
Il tutto con l’intenzione di evitare di  trasformare quello che è peculiare di un luogo (i vigneti, gli uliveti) nel mito delle energie da fonti rinnovabili.
Il vero problema  è che l’Unione Europea è arrivata  a dare un milione e mezzo per ogni pala eolica, ciò ha indubbiamente  allettato gli imprenditori ai quali non importa nulla delle vigne, delle arance, degli ulivi, in quanto interessati a questo business.
Ma anche i contadini sono allettati perché  riescono ad avere un profitto economico non indifferente dall’affitto dei  loro terreni.

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Il vento e l’acqua sono  sinergici tra loro, grazie alla necessità, al bisogno al l’ingegno. Poiché il vento non è costante, grazie alle nuove turbine variabili si riescono a mettere in rete anche voltaggi intermedi da pochi, enormi impianti molto efficienti, rimanendo però sempre il  problema della super-produzione causata dall’ eccesso di vento o  dal sovraccarico della rete.
Anche l’idroelettrico ha subito un cambiamento, quelle che erano le vecchie centrali e che nel mondo producono il 16.% dell’elettricità mondiale, devono essere sostituite ogni 40-50 anni.
Vanno ad aumentare sempre di più gli impianti a pompa –turbina, i quali spostano
l’acqua verso il bacino superiore per accumularla dunque  accumulare energia, liberandola in tempi molto rapidi.
Stanno formandosi quelle sinergie delle grandi utility che rendono complementari queste due forme di produzione di elettricità, le quali vanno a  completarsi fra loro e sicuramente in futuro non sarà possibile avere l’una senza l’altra.
Philippe Cochet è il vicepresidente del gruppo Alstom, responsabile del settore Hydro e Wind, Alstom ha una divisione Power, con 13,9 miliardi di fatturato e 50mila dipendenti. A quest’ultima si è recentemente aggiunta una divisione, Grid  con 3,5 miliardi di fatturato e 20mila dipendenti in 90 siti industriali, acquisita con la divisione Transmission di Areva T&D per 2,3 miliardi

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In Romania l’eolica ha trovato vari ostacoli nello sviluppo a causa della poca trasparenza e della valutazione circa l’impatto ambientale che avrebbe sul territorio. Nel corso del seminario organizzato a Bucarest dalla European Wind Energy Association (EWEA) e dalla Asociatia Romana pentru Energie Eoliana (AREE), si è discusso su quali sono attualmente gli elementi ostacolanti per un ottimale sviluppo delle rinnovabili. Infatti tra circa tre anni la Romania prevede di allacciare alla rete progetti per un valore di ben 3.000 MW. La particolarità della Romania è che per la creazione di campi per la produzione di energia pulita i tempi sono notevolmente ridotti in termini di procedure amministrative e di allacciamento alla rete elettrica  Il progetto attuale è quello di accelerare ancora di più i tempi eliminando i cosiddetti ostacoli, dunque migliorando il livello di trasparenza del processo del processo decisionale per le connessioni alla rete, la creazione di procedure di pianificazione territoriale per le aree adeguate all’istallazione, al fine di attrarre investitori, e l’accelerazione delle procedure di VIA.
Il problema principale però è che il paese in realtà non ha molta esperienza in materia  di integrazione dell’energia rinnovabile.
 Paese a fine 2009 poteva contare solo su 14 MW di potenza eolica installata, ma gli scenari elaborati dall’EWEA indicano che nel 2020 la nazione sarebbe in grado di portare la propria capacità sul territorio a 3.500 MW. Il Dott. Dana Duica che è il direttore esecutivo di AREE ritiene che alla fine dell’anno sarà possibile toccare i
i 650 MW.
Ma la cosa ancora più importante è che da un esame recente del progetto delle pipeline sarà possibile raggiungere 3.000 MW di capacità installata di energia eolica nel 2013.
Questo fattor comporterà che  entro tre anni, oltre il 7,5% della domanda di elettricità rumena sarebbe coperta dal vento. I dati così riportati farebbero pensare senza ombra di dubbio ad un record nuovo in Europa.

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Le Maldive ad oggi sono orma ad metro sul livello del mare, rischiano in pochi decenni di scomparire addirittura, il presidente Nasheed ha dimostrato di essere molto attento alla questione del disastro ambientale, dovuto al progressivo riscaldamento globale.
Tuttavia, anzicchè rassegnarsi ad una sorte che sembra essere preannunciata, il presidente dell’arcipelago pochi giorni fa torna a parlare di turismo eco-sostenibile e a sollecitare tutte le nazioni a volgere la loro attenzione e dunque ad occuparsi di un problema comune, che potrebbe causare danni irreversibili in tutto il pianeta. Fenomeni come lo scioglimento dei ghiacciai e la desertificazione sono ormai sotto gli occhi di tutti. L’obiettivo è divenuto oramai quello di conseguire una riduzione delle emissioni di anidride carbonica, fino ad arrivare a emissioni zero entro dieci anni in tutto l’arcipelago, e lo sviluppo di tecnologie verdi attraverso investimenti annuali a favore dell’energia eolica e solare.
L’allarme delle Maldive mette in risalto tutte le polemiche ambientali, che inevitabilmente vengono alla luce appena si fa riferimento alla necessità di ridurre le emissioni dei gas a effetto serra. Paesi in via di industrializzazione, come la Cina, non sono disposti  a dover pagare il conto insieme ai Paesi industrializzati, che con le loro emissioni hanno provocato l’attuale riscaldamento globale e quindi dovrebbero essere gli unici a pagare. I Paesi emergenti hanno dalla loro parte il fatto che non solo l’accumulo di CO2 nell’atmosfera non è stato causato da loro, ma anche che ora sono costretti a rallentare lo sviluppo economico per proteggere l’ambiente danneggiato finora da altri.
Anche gli Stati Uniti, reduci dalla mancata ratifica del Protocollo di Kyoto, hanno ammesso e riconosciuto da poco  il pericolo dei gas a effetto serra, ma l’amministrazione Obama deve ancora fare i conti con l’opposizione conservatrice, che ostacola qualunque intervento a favore dell’ambiente che vada a scapito del benessere economico del Paese.
Tutto ciò comporta che al momento non si riesce a garantire a livello internazionale una strategia comune.
Infatti ogni singola nazione si proposta un obiettivo da conseguire entro il 2020. Lascia speranze la posizione dell’UE, che ha previsto la riduzione del 20% delle emissioni rispetto al 1990 entro il 2020, ma alzerà questo tetto al 30%, se ci sarà un’intesa condivisa da tutti i Paesi Industrializzati.
 Con la conferenza di Copenaghen si è potuto stanziare i finanziamenti dei Paesi industrializzati in favore dell’utilizzo di fonti energetiche alternative nei Paesi in via di sviluppo.
Questo accordo si è mostrato vantaggioso nei confronti dei Paesi, come le Maldive, che scelgono senza ombra di dubbio l’installazione di impianti tecnologici per la produzione di energia pulita.
Sicuramente questa scelta non è sufficiente ad impedire l’innalzamento dei mari. Dunque il presidente  Nasheed prospetta una soluzione più estrema e sicuramente più efficiente.
Dal momento che in molti Stati l’unico modo per bilanciare i danni ambientali è ridurre le emissioni, bisogna scoraggiare la produzione delle stesse fino a eliminarle. Il modo per cercare di trovare questa soluzione è quella di far gravare tali emissioni di alti costi, tutti i Paesi darebbero la precedenza alle fonti rinnovabili, che el frattempo sono divenuto più economiche.
Solo in questo modo si assisterebbe alla nascita di un nuovo tipo di economia globale,  più sano e allo stesso tempo molto proficuo, anche in termini di posti  di lavoro.

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In Italia, l’Emilia Romagna per essere una terra particolarmente ventosa ha mostrato particolare interesse nei confronti del mini eolico, infatti le zone che sono state considerate particolarmente idonee a questa tipologia di impianto riguardano l’Appennino tosco –emiliano e la Riviera Adriatica. 
Per questo motivo sono stati organizzati da Business International, con il patrocinio del GSE e del Ministero dell’Ambiente: Enel Green Power una serie di convegni sul mini eolico al fine di illustrare gli aspetti normativi, economico-finanziari e tecnico-progettuali per la realizzazione di un impianto mini eolico. Questo e’ l’obiettivo principale del road show che da Bologna si trasferirà al Sud, a Bari (8 luglio) e a Palermo (13 luglio)."Enel Green Power attraverso la sua controllata Enel.si è parte attiva in Emilia Romagna grazie alla sua rete costituta da circa 60 affiliati.
Enel.si propone delle offerte per il mini eolico, che è possibile installare per produrre energia ad  una casa, villetta o addirittura ad imbarcazioni, sempre ovviamente a condizione che nell’area vi sia vento sufficiente per il funzionamento dell’apparecchiatura. Poiché si tratta di un apparecchio mini, ovviamente anche le dimensioni delle pale sono ridotte.

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Dal quadro del sistema energetico italiano tracciato dall’Istat per il 2009 emerge che i  combustibili fossili continuano a predominare, prodotti petroliferi in primis, incidendo per il 41% del consumo interno lordo, un aumento dell’1,8 per cento della disponibilità di energia da fonti rinnovabili, cali, rispettivamente dello 0,9 per cento e dell’1,3 per cento, delle quote di gas naturale e di combustibili solidi. I settori che fanno maggiore utilizzo di energia è indubbiamente quella degli usi civili, seguita poi da quella dei trasporti e quella industriale. Sicuramente tra le varie fonti energetiche rinnovabili utilizzate nel settore elettrico, quella idrica è quella che ha maggiore successo ed incidenza, seguita dalle biomasse e dai rifiuti solidi urbani usati prevalentemente nelle centrali termoelettriche (11,5 per cento), dalla fonte eolica e fotovoltaica (10,1 per cento) e infine dalla geotermica (5,4 per cento). Nel 2009 la quota da fonti rinnovabili e’ aumentata di 4,6 punti percentuali rispetto all’anno precedente (+4,8 punti percentuali rispetto al 2004), soprattutto grazie alla fonte idroelettrica (+3,4 punti percentuali rispetto al 2008 e +2,2 rispetto al 2004).
Nel 2009 la quota da fonti rinnovabili e’ aumentata di 4,6 punti percentuali rispetto all’anno precedente (+4,8 punti percentuali rispetto al 2004), soprattutto grazie alla fonte idroelettrica (+3,4 punti percentuali rispetto al 2008 e +2,2 rispetto al 2004). Inoltre, rispetto al 2008 e’ salita di 1,1 punti percentuali la quota delle altre rinnovabili (eolico e biomasse a seguire il fotovoltaico) e di 0,1 punti quella della geotermia. Per quanto riguarda la produzione termoelettrica tradizionale, si osserva un’incidenza sulla produzione lorda complessiva cha passa dall’81,2 per cento del 2004 al 76,4 per cento del 2009, a vantaggio della quota di rinnovabili la cui incidenza sulla produzione complessiva passa dal 18,8 per cento del 2004 al 23,6 per cento del 2009. Il gas naturale è certamente il combustibile maggiormente impiegato per la produzione termoelettrica, mentre viene ridotta la produzione termoelettrica da carbone con maggiore incidenza quella dei prodotti petroliferi, passata dal 16,0 per cento nel 2004 al 6,3 per cento nel 2009 (-9,7 punti percentuali).

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Due ricercatori della California-Davis University, Max Platzer e Nesrin Sarigul-Klijn hanno progettato di riuscire a recuperare energia eolica e trasformarla in idrogeno, facendo solcare una flotta di velieri in mare. Ciò sta a dimostrare come la comunità scientifica sta cercando di trovare nuovi e dunque nuove strade per evitare e contrastare le emissioni di CO2.
Il progetto è partito partendo dal presupposto che l’acqua è ovviamente molto più densa rispetto all’aria,  e proprio sfruttando questa caratteristica mediante un generatore sottomarino si riesce a generare una densità di potenza di 36 kw/mq. Poiché l’impianto eolico tradizionale cioè quello basato su pale e turbine eoliche produce soltanto 1,2 kw/mq sicuramente è evidente la convenienza di questo nuovo sistema.
 Il progetto da un punto di vista tecnica prevede un idrogeneratore a due ali oscillanti montato sotto il veliero che sfrutta il movimento dell’acqua per produrre energia (il meccanismo è lo stesso  utilizzato dalla dinamo di una bicicletta per trasformare energia cinetica in energia elettrica.
Secondo  Platzer il ricavare energia dall’acqua è indubbiamente più efficiente rispetto all’aria proprio a causa della sua maggiore densità.
Tecnicamente questo progetto è possibile spiegarlo in questo modo circa 400 mq di vela, con un vento forza 7 (circa 15 metri al secondo) si riuscirebbe a generare 100 kw di energia elettrica che andrebbero utilizzati per ricavare idrogeno dall’acqua di mare; questo stesso idrogeno andrebbe poi riconvertito in energia elettrica una volta a terra. I ricercatori sostengono che se si aumenta la metratura delle vele, si riuscirebbe ad erogare anche 1 Mw di energia e che anche se una parte di essa andrebbe consumata nella trasformazione elettricità-idrogeno-elettricità, in ogni caso si avrebbe un utile del 30%.
Dunque un’idea che permetterebbe di sfruttare l’energia eolica anche in quei posti in cui non è pensabile realizzare un parco eolico tradizionale con le pale.
A questo punto si potrebbe pensare ad una flotta di velieri che solcando i mari permetterebbero ottenere energia elettrica che è pari a tre volte maggiore rispetto a quello prodotto con un generatore tradizionale. 

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Entro il 2020 i Paesi UE dovranno iniziare ad usare rinnovabili per almeno il 20% si sono
anzi penalizza tutti questi settori. Dunque a porsi in una posizione contrapposta è impegnati a portare dall’8,5% al 20% le energie rinnovabili utilizzate, a diminuire del 20% le emissioni di CO2 e ad aumentare del 20% l’efficienza energetica. Ogni paese ha 27 obiettivi interni , tutti volti ad aumentare le rinnovabili, e quello dell’Italia è del 17%.
I paesi UE ogni anno devono presentare un rapporto sui progressi fatti. Tutto ciò comporterà anche un incremento dell’occupazione. ovviamente oltre all’intervento del Governo vi devono essere anche necessariamente degli incentivi fiscali ed economici ai pannelli solari,l’energia eolica,le coibentazioni di edifici, al messa a norma degli edifici e via dicendo.
Se negli Stati Uniti, il Presidente Obama vede questa fonte di energia uno dei motivi che porterà senza ombra di dubbio un beneficio che andrà a toccare il campo economico, della scuola, dello sviluppo e via dicendo, insomma ha una visione positiva dell’energia verde, in Italia B. è tutt’altro propenso Tremonti, la cui manovra non solo è punitiva del presente e del futuro, ma vuole riportare l’Italia in una posizione di dipendenza da vecchie e costose energie non pulite e non sostenibili.
Tutto ciò non altro che danneggiare le classi medio-basse e dimostrare come tale manovra sia fatta con un enorme superficialità, in quanto non tiene conto assolutamente degli enormi danni in grado di procurare all’economia, senza toccare senza toccare i grossi cespiti, le rendite finanziarie, gli enti inutili come le Province e gli abusi della casta.
Insomma non fa altro che tagliare servizi pubblici  a discapito dello sviluppo, infatti si tratterebbe di tornare a vecchie procedure divenute oramai obsolete, che hanno nella corruzione e nella mafia i loro primi mandanti e fruitori.
Lo scopo di questa tendenza sembra non avere segreti in quanto è volta ad  eliminare ogni possibilità di gestione democratica e diffusa dell’energia, che col progetto dell’energia verde allarga le scelte del cittadino, e concentrare, invece, tutto nelle Grandi Opere, che sfuggono ai controlli di giustizia. Tremonti con la sua manovra non fa altro che smantellare i certificati verdi, così facendo non fa altro che impoverire lo stato e così facendo cioè tagliando le energie verdi si elimina ogni concorrenza.
Bloccando i certificati verdi,  gli impianti già realizzati di rinnovabili che sono  per 4,6 MLD  e altri per 2,7 MLD in fase di completamento, non si fa altro che bloccare i certificati verdi e dunque si bloccano i pagamenti. È come se non fosse più possibile pagare le rate del mutuo. Vorrebbe dire consegnare gli impianti alle banche, che non avrebbero la possibilità di gestirli e li chiuderebbero. Tradotto in termini energetici ed economici approvare l’art. 45 porterebbe a 3 danni. 1°: si rinuncia a 3,5 miliardi di kw di energia pulita. 2°: si toglie dal bilancio dello Stato il gettito fiscale garantito dalle industrie che vengono chiuse che al 2020 saranno 8 MLD. 3°:  a questo punto scatterebbero le sanzioni di Bruxelles per alcuni MLD che saremmo costretti a pagare per il mancato rispetto degli obiettivi europei.
Tutto ciò porterà inevitabilmente alla speculazione privata dei poteri locali, si verificherà un allargamento dei speculazione, cementificazione, rovina del paesaggio, arricchimento dei soliti pochi e distruzione o contaminazione dell’ambiente. Si giunge inevitabilmente ad una conclusione e cioè che Tremonti intende: penalizzare le rinnovabili a e le imprese oppure le famiglie che le vogliono utilizzare, privilegiando il petrolio.
A questo punto tutti gli sforzi fatti al fine di tutelare l’ambiente, l’aria la bellezza dei paesaggi verrà compromessa,concedendo senza dubbio dei condoni illegittimi.
Come si vede, nulla viene al cittadino da questa manovra scellerata, molto viene alle parti peggiori del paese che tendono a ricavi illeciti e inquietanti. I comuni le regioni e le province hanno richiesto invano un incontro con B. Tale diniego sta solo a dimostrare che non vi è un briciolo di democrazia in queste decisioni che sono sempre e comunque a discapito della popolazione e in questo caso anche dei territori, dell’aria e degli ambienti.

Il presente articolo è stato redatto con la collaborazione di “Avv. Cristina La Marca”, “Dott. Francesco Azzarito”, “Dott. Cosimo Azzarito”, “Dott. Angela Leone”, “Ing. Francesco La Marca”.